15 Dic 2019

OGNI TANTO BISOGNA FERMARSI – Leverano

Ogni tanto bisogna fermarsi. Anche solo per il gusto di alzare gli occhi e ammirare il paesaggio.
Sembrerà strano, paradossale, ma è un atto di coraggio.
È forte colui che va avanti, che insegue i suoi sogni e mira dritto alla sua meta, ma è coraggioso chi prevede lo spazio e il tempo per interrogarsi, per mettersi in discussione e chiedersi se la direzione in cui sta camminando è proprio quella giusta.
Mi piace la parola “domando”, è sia la prima persona dell’indicativo presente di domandare ed è pure gerundio del verbo domare. Domando. “Io mi domando” o “stavo domando la situazione”. Domare sè stesso significa saper domare le domande che ci facciamo, tirare le redini a sé e non lasciare che il cavallo della vita scalci al vento .
Gli altri ve lo hanno sicuramente chiesto in tante circostanze: cosa stai facendo di bello nella vita? di cosa ti occupi? Dove lavori? Sei felice? Sei fidanzato? Quando ti sposi? Quanto ti ritieni soddisfatto del tuo percorso di studi? E la laurea, quando??
Che ansia.
Di solito, DOMANDE e RISPOSTE sono due voci differenti, provengono da due cuori differenti. Uno chiede e l’altro risponde.
Ma voi una domanda, da soli, ve la siete mai posta?
Oltre a rispondere che siete un medico, un operaio, un avvocato, un ingegnere, uno studente, un barista, uno psicologo… vi siete mai chiesti CHI SONO IO? Chi sono io veramente.
Io sono…
Ho …20, 30, 40 anni Vivo a …
Studio, lavoro, e poi?
Cosa sogno, cosa voglio diventare, cosa ho costruito fino ad ora e chi voglio essere?
Sembrerà un po’ banale ma è importante interrogarsi perché “quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio e intraprendere altre vie facendo finta di niente, come se questa chiamata non ci fosse mai stata, li la vita si ammala”
Non solo. Ci sono momenti della vita in cui c’è bisogno di cambiare prospettiva. Ci sono momenti in cui dell’arazzo che stai cucendo vedi solo i fili nel retro, con tutta una serie di nodi e di colori confusi. In quei momenti li, devi alzarti, andare dall’altra parte e fermarti a guardare l’arazzo.

Oh cavolo, stavo facendo quello? Cavolo che bello. Ho fatto qualche cazzata, ma sta venendo bene. Posso ancora scucire qualche filo e sistemare la situazione. Mi avvicino di più per scrutare meglio, per analizzare la situazione, per notare i dettagli. Anzi, per andare in profondità.

Ecco a cosa serve fermarsi: spegnere la barca, buttare giù l’amo, pazientare – entrare in crisi perché non abbocca nulla – poi finalmente pescare qualcosa e riportarla in superficie.
I punti interrogativi funzionano pressappoco allo stesso modo: servono a scendere in quel profondo oceano di segreti ma a volte fanno fatica ad agganciare le soluzioni, le risposte che cerchiamo.
In tutta questa storia, però, potremmo anche non soffermarci a guardare cosa c’è attaccato all’amo.
E se, a prescindere dalla scelta che faremo, provassimo a guardare tutto, iniziassimo a vivere tutto, a vivere anche le domande e sostare anche in quei processi scomodi e critici, ma necessari per farci riemergere in superficie.
Occorre avere una consapevolezza importante nella vita: i miracoli non cadranno dall’alto. I miracoli richiedono com-partecipazione. Cari atei, agnostici, credenti, bigotti… proviamo ad ammettere per un attimo che Dio esiste ma convinciamoci che ci sono miracoli che Dio non vuole compiere da solo. Scardò amiamo la convinzione che i miracoli non cadranno dall’alto.

Ecco a cosa può essere utile tutta questa storia delle domande.
Chiedersi e capire se sto compiendo meraviglie o disastri.

Ma dato che almeno una cosa l’ho capita, e cioè che qualcosa di buono posso farla anche io, ovunque sia, poi perché devo tenermela tutta per me?